giovedì 15 settembre 2011

Uccidere e abortire





Recentemente si è avuta una reazione contro il razzismo e il patriottismo e una tendenza a fare oggetto dei nostri sentimenti di solidarietà l'intera specie umana. Questo allargamento del bersaglio del nostro altruismo ha un corollario interessante, che di nuovo sembra appoggiare l'idea del «bene della specie» nell'evoluzione. I cultori dell'ideologia liberale, che sono normalmente i più convinti assertori dell'etica della specie, aborriscono coloro che sono andati un po' oltre nell'allargare il loro altruismo, fino a comprenderne altre specie. Se dico che sono più interessato a impedire il massacro delle balene di quanto non lo sia al miglioramento delle abitazioni della gente, è probabile che qualcuno dei miei amici ne rimarrebbe sconvolto. 

La sensazione che i membri della propria specie meritino una considerazione morale speciale rispetto ai membri di altre specie è antica e profonda. L'uccisione di un essere umano in tempo di pace è considerata come il crimine più grave e l'unica cosa più severamente proibita dalla nostra cultura è il cannibalismo (anche di persone già morte per altre cause). Invece, mangiamo con piacere membri di altre specie e, mentre molti di noi aborrono l'esecuzione capitale, anche di persone che hanno commesso i crimini più orrendi, guardiamo tranquillamente uccidere senza processo animali ben poco dannosi. Peggio ancora, uccidiamo membri di altre specie innocue per ricreazione e divertimento. 

Un feto umano, che ha sentimenti quanti ne può avere un'ameba, gode di una venerazione e di una protezione legale molto maggiore di quella che viene concessa a uno scimpanzé adulto. Eppure la scimmia sente, pensa e - secondo recenti prove sperimentali - può essere anche capace di imparare una sorta di linguaggio umano. Il feto appartiene alla nostra specie e per questo motivo automaticamente riceve privilegi e diritti speciali. 

Se sia possibile porre l'etica dello «specismo», per usare il termine di Richard Ryder, su di un terreno logico più saldo di quello del «razzismo» proprio non saprei. Quello che so è che non ha basi reali in biologia evolutiva.

1 commento:

  1. L'ottimo ragionamento si va ad infrangere contro la dura realtà: soldi, tanti soldi. La caccia, l'allevamento e, suonerà un po' male, l'allevamento umano, preferibilmente in strutture controllate dalle religioni, è un giro d'affari incredibile e ai "signori" di cui sopra conviene mantenere "crociate per la vita" (fatte da chi appoggia la pena di morte) e stili alimentari discutibili.
    Al solito, l'opinione pubblica è incapace di cogliere certe questioni e si ostina a pensare che la carne faccia bene, la caccia sia uno sport e la chiesa agisce per convinzioni etiche...

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